Ho aperto un e-commerce Shopify senza esperienza: la storia di Lyara
Nel 2021 ho aperto Lyara, un e-commerce di bigiotteria in white label. Ho imparato Shopify, advertising e logistica sul campo, investendo più di quanto riuscissi a vendere. Ecco cosa è successo e cosa rifarei diversamente.

Nel 2021 ho aperto Lyara, una ditta individuale con un e-commerce Shopify di bigiotteria in white label. Non avevo esperienza: ero partito dopo aver visto online i classici guru dell'e-commerce raccontare risultati enormi e aver pensato: voglio creare qualcosa di mio anch'io.
Questa non è una guida per replicare quel progetto e nemmeno un racconto di successo. È il resoconto di un esperimento durato circa un anno e mezzo, in cui ho investito denaro, tempo ed energia, ho commesso errori costosi e ho imparato competenze che mi sarebbero servite negli anni successivi.
Come è nata Lyara
All'inizio non sapevo praticamente nulla di e-commerce. Non sapevo come si costruisse una pagina prodotto, come funzionassero le campagne pubblicitarie, come si impostasse una spedizione o quanto fosse importante scegliere un pubblico preciso.
Ho cominciato studiando un corso di e-commerce marketing su YouTube e costruendo tutto da solo. Il nome Lyara nasceva dal mio cognome: ho preso la parte finale di “QuagLiara” e ho aggiunto una y. Volevo un nome che suonasse come un brand, anche se allora non avevo ancora chiarito davvero cosa quel brand dovesse rappresentare.
L'idea era vendere bigiotteria generica: prodotti reperibili su Alibaba e molto simili a quelli che si potevano trovare anche su AliExpress. All'inizio il mio pubblico era, semplicemente, “tutti”. Oggi so che questa non è una strategia: è l'assenza di una strategia.
Prodotti, fornitori e il primo ostacolo
Cercavo i prodotti su Alibaba, valutando soprattutto il fornitore e contrattando prezzi e spedizioni. Il mio primo ordine è stato di circa 1.300 euro, includendo prodotti e scatoline personalizzate. In quel lotto avevo acquistato anche orologi nello stile Daniel Wellington.
Volevo evitare che il pacco sembrasse una semplice spedizione anonima. Per questo avevo ordinato scatoline personalizzate: era il mio tentativo di dare un'esperienza più curata a un catalogo che, in sostanza, non era esclusivo.
Il primo impatto con la realtà è arrivato all'importazione. La dogana mi chiese una partita IVA per poter procedere e io dovetti aprirla rapidamente. È stato uno di quei momenti in cui capisci che l'e-commerce non è soltanto scegliere un prodotto, pubblicare un sito e attivare una pubblicità: dietro ci sono fornitori, documenti, importazione, responsabilità e processi operativi.
Il negozio Shopify e la logistica dalla cantina
Ho costruito il sito Shopify da solo, applicando passo dopo passo quello che stavo imparando. È lì che ho iniziato a capire concetti che oggi considero fondamentali: storytelling, copywriting, gerarchia della pagina, fiducia e percorso della persona dalla prima visita fino all'acquisto.
Lo storytelling, però, non si inventa con una frase accattivante. Con bigiotteria generica, senza una nicchia, una community o un prodotto realmente differenziante, era difficile creare una storia credibile. Potevo migliorare pagine, immagini e copy, ma non potevo eliminare il problema a monte: offrivo oggetti che il cliente poteva confrontare facilmente altrove.
La merce era conservata nella mia cantina. Per le spedizioni usavo Packlink collegato a Shopify: il servizio selezionava il corriere e organizzava il ritiro a casa, per poi consegnare al cliente. Per un piccolo e-commerce gestito da una sola persona era un modo utile per ridurre il lavoro manuale, ma non risolveva la domanda fondamentale: perché qualcuno avrebbe dovuto acquistare proprio da Lyara?
Non ho avuto resi o richieste di assistenza rilevanti. Non lo interpreto come prova che il sistema fosse perfetto: semplicemente, i volumi di vendita sono rimasti molto bassi.
Advertising, influencer e soldi spesi per imparare
La parte più dura è stata acquisire clienti. All'inizio non sapevo impostare Facebook Ads: ho bruciato diversi account pubblicitari prima di iniziare a capirne il funzionamento. Ho speso oltre 1.600 euro in campagne, una cifra importante per un progetto iniziato da zero.
Preparavo creatività, post e video usando Adobe Creative Cloud: Photoshop, XD e Premiere. Grazie al piano studenti pagavo circa 17 euro al mese. Quella parte mi piaceva: non stavo solo vendendo un prodotto, stavo imparando a costruire una comunicazione visiva, scrivere messaggi e ragionare su cosa potesse trasformare una visita in una conversione.
Ho provato anche le collaborazioni con influencer in Italia, inviando prodotti gratuitamente. Non ho ottenuto vendite attribuibili a quelle collaborazioni. Ho persino investito 400 euro in un post sponsorizzato su Pastorizianeversdie: non ha convertito minimamente.
In totale ho venduto circa 800 euro di merce. Non basta guardare il fatturato, però: davanti a quei ricavi c'erano acquisto della merce, packaging, advertising, abbonamenti e tempo impiegato. Il progetto non era un business sostenibile.
La lezione: senza business plan è un hobby costoso
Lyara è rimasto attivo per circa un anno e mezzo. Il bilancio economico non è stato positivo, ma trattarlo soltanto come un fallimento sarebbe riduttivo: mi ha insegnato, sul campo, quanto un'attività abbia bisogno di basi prima del lancio.
La lezione più importante è questa: senza un business plan, un'attività rischia di essere un hobby con potenziali perdite enormi. Non serve un documento elegante da mostrare a qualcuno; serve mettere nero su bianco le domande scomode prima di spendere.
Le domande che avrei dovuto affrontare prima
- Chi è il cliente specifico e quale problema, desiderio o identità sto intercettando?
- Perché dovrebbe comprare da me invece che da marketplace più economici?
- Qual è il margine reale dopo prodotto, spedizione, imballaggio, commissioni, advertising e resi?
- Quanto posso spendere per ottenere un cliente senza perdere denaro?
- Cosa devo dimostrare con un piccolo test prima di fare un ordine importante?
- Quale risultato renderebbe il progetto sostenibile e quale, invece, mi direbbe di fermarmi?
Il punto non è che un business plan elimini il rischio. Il punto è che trasforma speranze vaghe in ipotesi misurabili.
Cosa mi ha lasciato Lyara
Da Lyara non è nato l'e-commerce che immaginavo, ma sono nate competenze che ho riutilizzato in seguito: creare un sito, gestire un flusso operativo, capire le basi di copywriting e conversione, produrre creatività e confrontarmi con campagne che non funzionavano.
Anni dopo, quelle competenze hanno contribuito al percorso che mi ha portato ad aprire una web agency con un socio, con due ditte individuali distinte, prima dell'esperienza con Spotex.
Se sei all'inizio, non prendere questa storia come un invito a evitare ogni rischio. Prendila come un invito a rischiare in modo più consapevole: parti piccolo, valida prima di comprare troppo stock, scegli un cliente preciso e misura ogni euro.
Lyara mi è costata più di quanto abbia incassato. Ma mi ha anche tolto un'illusione: un e-commerce non è un pulsante per fare soldi. È un'attività reale, con costi reali e clienti reali. E proprio per questo va costruita con più metodo di quanto i video dei guru facciano sembrare.