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2.000€ di vendite col dropshipping. E ci ho rimesso.

Corso da 699€, store da 50 dollari, consulente da 500 al mese. Ho fatto 2.000€ di vendite in due settimane. Peccato che ne avessi spesi 2.100 solo tra ads e fornitore.

Pubblicato 13 agosto 20265 min di lettura
2.000€ di vendite col dropshipping. E ci ho rimesso.

Mentre Lyara affondava, ho cercato una via d'uscita nel dropshipping.

Era il periodo in cui, nei momenti peggiori, l'algoritmo ti propone un guru dopo l'altro con la promessa del metodo semplice per vendere online. E io, coglione, li ho ascoltati.

Ho comprato corsi. Ho lanciato store. Ho speso in advertising.

Ho anche fatto circa 2.000 euro di vendite in due settimane con un singolo prodotto.

Sembra figo? I costi diretti tra pubblicità e fornitore erano già 2.100 euro. Prima di tutto il resto.

Quindi no. Non era un business.

Il corso che sembrava la soluzione

Ho comprato Project One Million, il corso di Roberto Angeli. 699 euro, con accesso "lifetime".

Anni dopo, il corso non era più disponibile per me. Quindi il "lifetime" era un lifetime mio o un lifetime loro? Boh. Non si è capito.

Sul contenuto devo essere onesto: era strutturato. Mi ha dato basi utili. Marketing, copywriting, storytelling, dropshipping sui mercati internazionali. Mi ha anche spiegato i lookalike audience, che usavo per provare a ridurre il CPA (il costo per ottenere un acquisto).

Il problema non era l'assenza di informazioni. Era quello che mancava: come gestire burocrazia, regole dei Paesi stranieri, e come impostare campagne Facebook Ads che reggono nel tempo. Cose che un corso non ti dice. O forse le dice in 30 secondi alla fine, quando tutti hanno già chiuso il video.

Il one-product store da 2.000€

Con quello che stavo imparando ho creato un one-product store. Un e-commerce costruito attorno a un solo prodotto. In questo caso: un cassettino di plastica, fornito da CJdropshipping.

Perché un cassettino di plastica? Non lo so. Probabilmente perché era il più economico che ho trovato.

L'offerta non era il singolo pezzo. Avevo fatto pacchetti da 1, 2 e 5 pezzi, con sconti crescenti per alzare il carrello medio. Logica giusta: alzare il valore senza trovare un cliente nuovo per ogni vendita.

Il test ha portato circa 2.000 euro di vendite in due settimane. Sulla carta era il segnale che aspettavo.

Poi ho fatto i conti: 2.100 euro tra advertising e fornitore. Più altri costi e rischi operativi che manco avevo calcolato.

Vendite lorde. Non profitto.

Quando la burocrazia ferma il modello

Ho chiuso quello store perché non avevo impostato bene la vendita verso Stati Uniti e Australia. Lato burocratico e operativo.

In pratica stavo cercando di vendere in mezzo mondo senza avere la minima idea di come farlo in modo conforme. Classica mossa da genio.

Questa è stata la lezione più importante del periodo. Più importante delle tattiche pubblicitarie. Nel dropshipping ti concentri su prodotto, landing e creatività. Ma quando vendi in Paesi diversi entrano in gioco obblighi, tutela del consumatore, imposte, informative, spedizioni, resi. Cose che non risolvi copiando uno store o guardando un tutorial su YouTube.

Lo store da 50 dollari e il consulente da 500 al mese

Dopo quell'esperimento ho comprato anche uno store già pronto. Circa 50 dollari. L'idea era risparmiare tempo usando una struttura già fatta.

Peccato che il problema non fosse il tempo. Fosse stato quello, bastava.

Poi mi sono affidato a un consulente pubblicitario: 500 euro al mese. L'ho tenuto un mese. Zero vendite. Ho chiuso la collaborazione. Anche quella, per fortuna, veloce.

Guardando indietro, stavo cercando scorciatoie diverse per lo stesso problema: un corso, uno store pronto, un consulente. Ma nessuno di questi poteva creare al posto mio un'offerta valida, una gestione conforme e un'economia del prodotto che stesse in piedi.

Nessuno. Mai.

Cosa ho capito sul dropshipping

Conclusione personale: l'e-commerce fatto bene richiede struttura. Capitale, competenze, controllo della filiera, assistenza, operatività, dati, conformità. Le aziende grandi hanno team e processi proprio per questo.

Non dico che ogni progetto di dropshipping sia destinato a fallire. Dico che il modello non è la scorciatoia che ti raccontano. Per me, in quel momento, era molto più facile spendere soldi in corsi, advertising e servizi che costruire un'attività sostenibile davvero.

E qui arriva la parte scomoda.

Nel mondo dell'e-commerce marketing, chi vende consulenza, corsi e servizi ha un modello molto più prevedibile di chi prova a vendere un prodotto generico senza vantaggio competitivo. Non significa che consulenti e corsi siano inutili. Significa che devi chiederti con lucidità dove si crea valore, chi si assume il rischio, e chi incassa quando le campagne non funzionano.

Spoiler: non è quello che vende il prodotto.

Il dropshipping mi ha insegnato marketing e mi ha fatto fare esperienza reale. Ma mi ha anche convinto che, prima di inseguire il prossimo "prodotto vincente", devi costruire basi che non dipendono da una creatività virale o dalla promessa di un tizio su YouTube.

Perché il prodotto vincente è sempre quello che vende il guru dopo che tu hai già pagato il corso.