Mastico Python, ma mi diverto di più in C. Quindi?
Perché ho scelto Crow e C++ come base per i miei nuovi progetti personali. Non una guerra tra linguaggi, ma una decisione su tempo, familiarità e quanto voglio delegare all’AI.

Nelle mie descrizioni dico di masticare Python, ma di divertirmi di più in C.
Sembra una frase buttata lì. In realtà, dietro c’è un problema abbastanza concreto: quando mi siedo al computer per lavorare a un progetto personale, quanto tempo passo a costruire e quanto a ricordarmi come si scrive quello che ho in testa?
Perché tra sapere cosa vorrei fare e riuscire a farlo c’è una bella differenza. E se nel mezzo apro Claude Code e gli faccio fare tutto, magari l’app arriva anche alla fine.
Io, però, ci sono arrivato insieme a lei?
Ho scritto «mastico», non «padroneggio»
Partiamo da qui, prima che diventi la solita discussione su quale linguaggio sia migliore.
Non sto dicendo che Python non vada bene. Non sto dicendo che Flask sia una scelta sbagliata. E soprattutto non sto dicendo che C++ sia la risposta universale a qualsiasi progetto web.
Sto parlando di me.
Ho studiato C per circa 2 anni, tra superiori e università, e continuo a studiarlo nel corso avanzato. Questo non mi rende automaticamente esperto di C++, ci mancherebbe. C e C++ non sono la stessa cosa.
Però in C++ ritrovo una sintassi più familiare. Quando leggo o provo a scrivere qualcosa, ho una base a cui appoggiarmi.
Con Python, invece, mi capita di interrompermi anche per ricordare operazioni e regole di base.
«Ma Python è più semplice!»
Ottimo. Io intanto mi sono fermato di nuovo.
Il punto è questo: non parto dallo stesso livello di padronanza. Se ignoro questa differenza, sto scegliendo come se avessi competenze che, oggi, non ho.
Il tempo non è una nota a fondo pagina
Lavoro dalle 8 alle 17. Torno a casa intorno alle 17:30.
Poi mi alleno, devo studiare per l’università, mangiare, lavarmi e dormire. Sì, incredibilmente anche queste attività occupano tempo.
I progetti personali devono stare lì in mezzo.
Quindi, quando valuto uno stack, non posso ragionare come se avessi giornate intere da dedicare a confronti, prove e ripartenze.
Cambiare linguaggio ha un costo. Continuare a chiedermi se dovrei cambiarlo ne ha un altro.
Python o C++? Flask o Crow? E se poi scopro qualcosa di più adatto? E se sto scegliendo male?
Bene. Nel frattempo la serata è finita e il progetto è ancora lì.
Non voglio eliminare lo studio. Voglio smettere di riaprire la stessa decisione prima ancora di aver dato una possibilità concreta a quella precedente.
«Tanto c’è Claude Code». Appunto.
Quando hai poco tempo, delegare diventa parecchio invitante.
Non ricordo come si fa questa cosa? Chiedo a Claude Code.
Devo collegare questi pezzi? Chiedo a Claude Code.
C’è un errore? Gli incollo l’errore e gli chiedo di sistemarlo.
E avanti così.
Non è una confessione contro l’AI. È il rischio che vedo nel mio modo di usarla: ottenere un’app funzionante senza aver seguito e compreso davvero come è stata costruita.
Che l’app parta mi interessa, ovviamente. Ma mi interessa anche capire cosa sto guardando quando qualcosa non va.
Non voglio neanche raccontarmi la favola opposta: «Da domani niente AI, scrivo tutto da solo e finalmente divento un vero sviluppatore».
Non è questo il punto.
Voglio usarla per spiegazioni, debugging e revisione. Se un passaggio non mi è chiaro, voglio farmelo spiegare, non limitarmi a chiedere il prossimo pezzo.
La differenza che cerco è tra farmi aiutare a capire e farmi sostituire mentre continuo a premere invio.
Quindi, Crow e C++. Senza riaprire il processo ogni volta.
La decisione è questa: Crow e C++ diventano la scelta predefinita per i miei nuovi progetti personali.
Non sto dicendo che riscriverò tutto quello che esiste. Non sto facendo una prescrizione per i progetti degli altri. E non sto giurando fedeltà eterna a un framework.
Sto scegliendo da dove partire, così da non doverlo decidere nuovamente a ogni idea.
Perché C++? Per la familiarità che ritrovo nella sintassi, partendo dal C che ho studiato.
Perché fissare anche Crow? Per chiudere, almeno per questi progetti, il confronto continuo tra framework e passare alla costruzione.
Questo non cancella quello che devo imparare. Non conosco automaticamente C++ perché ho studiato C, e scegliere uno stack non significa saperci già realizzare e mantenere un’applicazione.
Significa concentrare l’apprendimento necessario su una base che sento più familiare.
Se poi un progetto avrà un vincolo concreto che richiede altro, valuterò altro. Un vincolo concreto, però. Non l’ennesimo dubbio aperto perché ho visto un confronto online.
Ho scelto una base. Non ho ancora dimostrato che funzioni per me.
Mettiamolo in chiaro: questo articolo documenta una decisione, non un risultato.
Non ho ancora dimostrato che con Crow e C++ finirò prima i miei progetti. Non ho misurato un aumento di produttività. E non ho risolto magicamente il problema del tempo.
Ho individuato un punto da cui partire senza chiedermi ogni volta se dovrei essere da un’altra parte.
Quello che voglio verificare è se riesco a costruire seguendo davvero i passaggi, a spiegarmi le scelte fatte e a modificare il progetto senza dover delegare ogni volta il ragionamento a Claude Code.
Potrei trovare difficoltà che oggi sto sottovalutando. Le racconterò quando le avrò incontrate, non adesso per completare una bella storia.
Per ora, quando scrivo «mastico Python, ma mi diverto di più in C», intendo questo: Python non è una competenza che voglio vendere come padronanza, e la familiarità con C è una base da cui voglio provare a costruire.
Non sto cercando di vincere una discussione sui linguaggi.
Sto cercando di finire un progetto sapendo cosa ho fatto.